{"id":2038,"date":"2002-11-15T16:46:57","date_gmt":"2002-11-15T16:46:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giovanniiudice.com\/?p=2038"},"modified":"2022-11-15T16:51:00","modified_gmt":"2022-11-15T16:51:00","slug":"elena-pontiggia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giovanniiudice.com\/en\/2002\/11\/15\/elena-pontiggia\/","title":{"rendered":"Elena Pontiggia"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Giovanni Iudice. Il senso del disegno[\/vc_column_text][vc_column_text]Il disegno, diceva Ingres, \u00e8 la probit\u00e0 dell\u2019arte. \u00c8 un aforisma che, tradotto in italiano corrente, significa pressappoco: \u201cil disegno d\u00e0 la misura dell\u2019onest\u00e0 e dell\u2019autenticit\u00e0 di un artista\u201d<br \/>\nNel caso di Giovanni Iudice, effettivamente, il disegno sembra testimoniare una vocazione espressiva autentica e senza trucchi. Le sue opere si reggono soprattutto sui valori del disegno. Sembrano istantanee scattate con la matita.<br \/>\nSembrano, ripetiamo, ma non lo sono. Iudice, a prima vista e per comodit\u00e0 di definizione, potrebbe essere considerato l\u2019erede di una scuola realista, che proprio in Sicilia ha avuto una tradizione alta e ininterrotta, sia nel campo della pittura che in quello della fotografia.<br \/>\nIl realismo di Iudice, per\u00f2, \u00e8 cos\u00ec preciso e meticoloso, cos\u00ec millimetrico e analitico, da risultare estraneo alle categorie pi\u00f9 prevedibili. Del resto gi\u00e0 Morandi avvertiva che \u201cnon c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 astratto del visibile\u201d, intendendo dire che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 metafisico delle cose concrete. (La contrapposizione fra astrazione e figurazione, sia detto per inciso, \u00e8 ormai felicemente superata, e in ogni caso non riguarda la generazione di ludice).<br \/>\nOsserviamo dunque qualche disegno del giovane pittore siciliano. <em>Spiaggia<\/em>, per esempio. Apparentemente \u00e8 la cronaca di una giornata al mare, il frammento di una scena che abbiamo visto tante volte: bambini, ragazzi, uomini che giocano sulla spianata di sabbia, figure che camminano o nuotano fra le onde, non lontano da riva, sullo sfondo di una testuggine di ombrelloni e bagnanti.<br \/>\nE un\u2019immagine che non ha niente di ermetico: d\u2019altra parte non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 misterioso delle cose in cui non c\u2019\u00e8 nulla da capire.<br \/>\nE poi la traduzione della scena in un accordo di soli bianchi e neri, in un implacabile contrappunto di valori luministici; la sapiente esplorazione delle gamme dei grigi, degli argenti, delle ardesie (il disegno amalgama i toni della visione: diventa colore, anzi copre l\u2019estensione di un\u2019intera tavolozza); il potenziamento della luce, che non brilla e non splende, eppure fa da contraltare, da paradossale ombra a tutti gli elementi della scena contribuisce a mettere fra parentesi la concretezza della visione. Il tempo in cui avviene o \u00e8 avvenuta la vicenda (ma si pu\u00f2 davvero definire tale? Le figure di Iudice non agiscono e non hanno storia, al massimo vivono) non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec chiaro. Potrebbe essere ieri, ma anche trent\u2019anni fa. O, forse, domani.<br \/>\nConcreta \u00e8, semmai, la fisicit\u00e0 degli elementi: una matericit\u00e0 sottilmente indagata con la matita, attraverso i minimi corrugamenti della superficie, attraverso il lieve vibrare delle masse di bianco e nero. E una forma compiuta, quella di Iudice, che per\u00f2 nelle pieghe del suo realismo rivela perfino qualche suggestione informale.<br \/>\nMa, ancora, dobbiamo chiederci: questa ostinata e tetragona fedelt\u00e0 alla visione, cos\u00ec ome si presenta; l\u2019apparente rinuncia a scegliere fra i vari particolari; \u2018impassibilit\u00e0 dello sguardo che sembra eludere ogni confessione autobiografica, ogni posizione soggettiva, anzi ogni cognizione dell\u2019io, che cosa nasconde?<br \/>\nLe cose, insomma, si stanno complicando. Allora stacchiamoci dalla <em>Spiaggia<\/em> e interroghiamo un altro disegno: per esempio <em>Pachino<\/em>, del 1997.<br \/>\nQui vediamo le case disadorne di un paese del Sud, che fiancheggiano una strada in salita, percorsa da un rigagnolo d\u2019acqua sporca. Due avvisi funerari, affissi ai muri, introducono con discrezione un\u2019idea di lutto e di morte.<br \/>\nIudice, decisamente, non punta sulla facile bellezza. Prima non l\u2019avevamo notato, ma nella <em>Spiaggia<\/em> aveva spento i colori pi\u00f9 decorativi (eppure in Sicilia il mare cattura tutti i toni del verde e del cobalto: non per indulgere alla retorica, ma qualche concessione l\u2019artista poteva anche farla. Invece, niente). Cos\u00ec, in questa via di Pachino, sarebbe bastato poco: far splendere di bianco i muri calcinati delle case, giocare con le ombre.<br \/>\nMa proprio questo \u00e8 il punto. Iudice racconta una realt\u00e0 dimessa e, tutto sommato, dolorosa. Una realt\u00e0 senza maschere e senza illusioni.<br \/>\nIntendiamoci, nei suoi disegni non accade niente di drammatico, anzi. Una ragazza passeggia per la strada, un\u2019altra prende il sole sulla sdraio (<em>Giardino, 1999<\/em>), una terza esce dal bagno (<em>Figura che si veste, 2000<\/em>). Una porta si apre su una cucina componibile, ben fornita di mestoli, elettrodomestici e detersivi (<em>Interno di cucina, 2001<\/em>). In una stazione di polizia ferroviaria non hanno segnalato nemmeno uno scippo. Tutto \u00e8 calmo, immobile. (<em>La stazione, 1999<\/em>). Anche la malattia, quando appare, \u00e8 riportata in una cornice domestica, senza gridi (<em>La vecchia ammalata,1996<\/em>).<br \/>\nIl dramma, dunque, non c\u2019\u00e8. A differenza di tanto realismo e di tanto espressionismo, nelle opere di ludice non c\u2019\u00e8 nessun teatro dell\u2019angoscia, nessuna accademia del negativo. Eppure. Eppure il tono ribassato del bianco e nero, l\u2019assenza di qualunque nobilt\u00e0 della scena, la rinuncia caparbia a ogni abbellimento (come in quell\u2019amplesso che si consuma senza giochi di seduzione, sotto i grani di un rosario) ci mettono di fronte a uno specchio impietoso.<br \/>\nLa nostra vita \u00e8 cos\u00ec, senza lode. Sar\u00e0 pure senza infamia, ma questo non ci consola. Come dice Nanni Cagnone \u201cse solo fossimo un po\u2019 pi\u00f9 eleganti, potremmo vivere nella Suburra\u201d<br \/>\nNei disegni di Iudice non c\u2019\u00e8 angoscia, abbiamo detto. Ma un\u2019ansia sottile nasce da quel senso di finitezza, di insufficienza e di povert\u00e0 (una povert\u00e0 mentale, pi\u00f9 che economica) che ogni immagine trasmette. E nasce, pi\u00f9 ancora, da un sentimento di sospensione che il disegno comunica.<br \/>\nNei suoi fogli tutto \u00e8 troppo preciso, per non risultare sfuggente. Tutto \u00e8 troppo esatto, per non risultare indefinito. Tutto \u00e8 troppo evidente, per non risultare oscuro: di quell\u2019oscurit\u00e0 che non si dirada a colpi di formule, grazie agli addetti ai lavori, ma rimane un gorgo e un grumo insolubile.<br \/>\nHopper, Wyeth, la lezione di stile della fotografia e del cinema hanno dato ai disegni di Iudice una dimensione metafisica. Il suo realismo non si immerge nelle cose, ma le sovrasta. E lui stesso, Iudice, ha capito che non si pu\u00f2 parlare di realt\u00e0 se non si ammette che della realt\u00e0 fa parte anche il mistero. Anzi, ne \u00e8 la parte preponderante.<\/p>\n<p>in catalogo Giovanni Iudice Dipinti e disegni<br \/>\nGalleria Brera 5 Milano 2002 Mazzotta Edizioni[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Giovanni Iudice. Il senso del disegno[\/vc_column_text][vc_column_text]Il disegno, diceva Ingres, \u00e8 la probit\u00e0 dell\u2019arte. \u00c8 un aforisma che, tradotto in italiano corrente, significa pressappoco: \u201cil disegno d\u00e0 la misura dell\u2019onest\u00e0 e dell\u2019autenticit\u00e0 di un artista\u201d Nel caso di Giovanni Iudice, effettivamente, il disegno sembra testimoniare una vocazione espressiva autentica e senza trucchi. 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