{"id":2063,"date":"2017-11-15T18:18:36","date_gmt":"2017-11-15T18:18:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giovanniiudice.com\/?p=2063"},"modified":"2022-11-15T18:21:57","modified_gmt":"2022-11-15T18:21:57","slug":"elisabetta-sgarbi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giovanniiudice.com\/en\/2017\/11\/15\/elisabetta-sgarbi\/","title":{"rendered":"Elisabetta Sgarbi"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<em>Una presenza costante<\/em>[\/vc_column_text][vc_column_text]Giovanni Iudice nasce e vive a Gela. Sulla spiaggia di Gela arrivano i barconi tracimanti di persone che lasciano la propria casa nella speranza di una nuova vita. Questi sbarchi, arrivi, morti non possiamo lasciarli alla cronaca. Devono diventare storia. Il loro dolore, il loro rischio, la loro nostalgia devono diventare storia, nel senso che il loro destino deve incarnarsi e intrecciarsi nel nostro destino. La storia ha questo respiro pi\u00f9 ampio della cronaca, che invece tende a spegnersi con la cronaca del giorno dopo. La storia si rinnova conservandosi, la storia diventa memoria collettiva che si tramanda silenziosamente di anima in anima, diventa carne e sangue, come il Principe danese di Rilke pretende per l\u2019aspirante poeta, prima che questi scriva la prima parola del primo verso.<br \/>\nIl salto che Giovanni Iudice chiede agli eventi di cui \u00e8 spettatore quotidiano, e il salto che chiede a se stesso, \u00e8 di trasformare quegli eventi, quei fatti quotidiani, da deboli frammenti di cronaca in storia.<br \/>\nOuesta trasformazione \u00e8 un procedimento complesso che, per ludice, transita nello strumento principe della cronaca: la fotografia. E persino attraverso il procedimento pi\u00f9 ambiguo della fotografia che \u00e8 il fotomontaggio (<em>Sbarco a Lampedusa, 2007<\/em>). In questo confronto Iudice rivela &#8211; al di l\u00e0 di un pur esplicito richiamo alla pittura classica figurativa &#8211; il suo caratte re prettamente contemporaneo<br \/>\nNelle sue istantanee pittoriche, Iudice conserva l\u2019attimo fata le della fotografia, il punctum, ma lo sottrae, nello stesso tempo. alla sua immobilit\u00e0 nel tempo. La forza del suo segno pittorico, il colore o la matita irrorano le linee e le forme fotografiche dando loro nuova vita, e una vita che non ci guarda dal passato immoto ma da un costante presente. L\u2019arte non \u00e8 eterna, come spesso si dice: semmai \u00e8 sempre presente, resiste al farsi<br \/>\n\u201cpassato\u201d, ci guarda sempre dal e nel qui e ora. Gli occhi degli sbarcati di Iudice ci guarderanno sempre, perch\u00e9 sono gli occhi della disperazione e della fatica. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla dell\u2019orgoglio operaio di Pelizza da Volpedo o di quello contadino di Gorni.<br \/>\nC\u2019\u00e8 il freddo e la fragilit\u00e0 (<em>Senza titolo-Clandestini, 2008<\/em>); lo spaesamento (<em>Ospedale, 2011<\/em>); c\u2019\u00e8 la fame atavica, animale di chi non pu\u00f2 mangiare e guarda il cibo gi\u00e0 consumato (<em>Natura morta con piatto e osso, 2010<\/em>); c\u2019\u00e8 l\u2019attesa massificata e inumana (<em>Sbarco a Lampedusa, 2007<\/em>); c\u2019\u00e8 la paura (<em>Clandestini, 2007<\/em>). Ci sono insomma, nei lavori di Iudice stati essenziali della umanit\u00e0 sfinita e senza cielo. E poco importa, qui, se il cielo assente sia quello di Dio o quello tutto orizzontale del Sol dell\u2019Avvenire. Gli orizzonti di questi uomini e donne sono raccorciati: gli occhi sono bassi, implorano la vita, incapaci di vedere spazi pi\u00f9 ampi, anche qualora ci fossero. Non c\u2019\u00e8 speranza, perch\u00e9 \u00e8 occlusa dalla paura e dal bisogno.<br \/>\nOuesta \u201cpresenza costante\u201d raggiunta dall\u2019opera di Iudice \u00e8 raggiunta anche attraverso l\u2019utilizzo della materia viva (e morta) dello sbarco. Il carattere figurativo della pittura di ludice incontra, in questo caso, la forza bruta e sorda delle cose sbattute sulle coste italiane. Iudice le raccoglie fisicamente dal \u201csuo\u201d mare perch\u00e9 esse non sono solo cose, sono cose cariche di umanit\u00e0, sono espressioni significative di un mondo che il pittore intende restituire. E su questa materia Iudice lavora, portandola in primo piano.<br \/>\nLa Fondazione Elisabetta Sgarbi conserva uno sbarco, matita su carta su lamiera. La mostra espone due straordinarie opere siffatte: <em>Clandestini, 2006-2007<\/em>, su vetroresina e<em> Famiglia clandestina. 2007<\/em>, olio su tavola di ferro.<br \/>\nLa materia resiste alla cronaca, trasforma il brulichio dei fatti in significato storici che continuano a interrogarci.<br \/>\nMa, si sa, tutte queste sono parole sempre al di sotto dell\u2019opera e della forza pittorica che esse sprigionano. La qualit\u00e0 di Iudice che sorprese e motiv\u00f2 Giuseppe lannaccone a farsi suo collezionista e mecenate &#8211; sta, ora come allora, difronte allo spettatore. La Milanesiana, grazie a Giuseppe lannaccone che \u00e8 proprietario di quasi tutte le opere esposte quest\u2019anno come tempo fa il mio cinema &#8211; tentano di darne testimonianza e risalto.<\/p>\n<p>dal catalogo Il Rumore del Mare, per Milanesiana,<br \/>\nPalazzo Medici-Riccardi, Firenze. 2017[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Una presenza costante[\/vc_column_text][vc_column_text]Giovanni Iudice nasce e vive a Gela. Sulla spiaggia di Gela arrivano i barconi tracimanti di persone che lasciano la propria casa nella speranza di una nuova vita. Questi sbarchi, arrivi, morti non possiamo lasciarli alla cronaca. Devono diventare storia. 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