{"id":2066,"date":"2017-11-15T18:22:21","date_gmt":"2017-11-15T18:22:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giovanniiudice.com\/?p=2066"},"modified":"2022-11-15T18:24:40","modified_gmt":"2022-11-15T18:24:40","slug":"fabio-raimondi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giovanniiudice.com\/en\/2017\/11\/15\/fabio-raimondi\/","title":{"rendered":"Fabio Raimondi"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<em>il rumore del mare.<\/em>[\/vc_column_text][vc_column_text]Cosa fa dell\u2019uomo di ogni tempo un <em>homo viator<\/em>? Cosa spinge cio\u00e8 l\u2019essere umano a muoversi dal luogo in cui si trova per raggiungerne un\u2019altro? Tante possibili risposte potrebbero essere date a questa domanda, che in realt\u00e0 altro non \u00e8 se non una domanda di senso. La ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 stata da sempre la forza motrice del cammino dell\u2019uomo, un cammino che spesso si colora delle tinte della disperazione, ma che motiva l\u2019accettazione del sacrificio, il coraggio del rischio. Cosa ci sia dietro a una scelta come quella fatta da tanti \u201cmigranti\u201d non \u00e8 poi cos\u00ec immediato comprenderlo: se \u00e8 possibile intuirne i tratti generali, cio\u00e8 da cosa si fugge e dove si spera di approdare, non \u00e8 altrettanto facile decifrare le ragioni profonde che si nascondono nell\u2019animo umano, ragioni queste il pi\u00f9 delle volte non chiare nemmeno a colui che decide di intraprendere il \u201cviaggio Ritornano alla mente le parole che Dio rivolge ad Abramo:<br \/>\n\u201cVattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicher\u00f2.\u201d (Gn 12,1). \u00c8 un cammino senza alcuna certezza, un viaggio che apparentemente non ha altra meta se non la fede in un Dio bizzarro, che spinge a superare i propri limiti, a tuffarsi nell\u2019ignoto mare, che pu\u00f2 dare la morte o la vita.<br \/>\nDi fronte a una tale prospettiva c\u2019\u00e8 chi si ferma, chi non \u00e8 disposto a rinunciare alle proprie sicurezze magari acquisite con grande fatica e rimane in una situazione di stallo, che per\u00f2 ha gi\u00e0 l\u2019odore del sepolcro, probabilmente imbiancato da tempo.<br \/>\nDi contro c\u2019\u00e8 chi non rinuncia alla vita, chi sente emergere dentro di s\u00e9 il bisogno di orientare il proprio sguardo su nuovi orizzonti e preferisce affrontare anche i pericoli del viaggio pur di avere un\u2019altra opportunit\u00e0, correndo anche il rischio di non trovare ci\u00f2 che si cerca e di rimanere ulteriormente deluso. Tuttavia questo non spegne il bisogno di essere vivo e di stringersi nella solidariet\u00e0 del disagio comune; ci si convince che vale la pena intraprendere il cammino, ci si affida a situazioni e mezzi forse tra i meno sicuri, perch\u00e9 si sente troppo forte il bisogno di approdare a lidi di pace, ben diversi da quelli insanguinati da cui si fugge.<br \/>\nAllora il rumore del mare, solcato da imbarcazioni di fortuna, ha tutto un\u2019altro suono: alle orecchie di chi non si rassegna all\u2019ingiustizia e alla violenza, \u2018infrangersi dei flutti sulla carena della barca \u00e8 un suono di speranza: rincorrere la vita non \u00e8 pi\u00f9 un desiderio, ma un sogno che sta per realizzarsi. Cos\u00ec probabilmente apparir\u00e0 la Sicilia agli occhi lucidi se pur stanchi dei numerosi migranti che approdano sulle nostre coste.<br \/>\nCom\u2019\u00e8 diverso questo viaggio da quello di Abramo! Quanto simile \u00e8 invece la condizione del cammino: si affrontano mille ostacoli, disagi di ogni genere e quando i piedi nudi toccano la molle consistenza della sabbia, si fa strada la convinzione che in realt\u00e0 il viaggio \u00e8 appena iniziato.<br \/>\nQui invece comincia il percorso di chi abita la \u201cterra promessa\u201d, di chi si trova dall\u2019altra parte della \u201cfuga\u201d e costituisce invece la speranza. Si, perch\u00e9 siamo tutti accomunati nel migrare: spesso lo si fa per fuggire ma anche per accogliere, andare verso, camminare accanto, risollevare, curare e custodire quanto di pi\u00f9 prezioso abbiamo ricevuto. \u00c8 la vita, che non ha bisogno di essere relegata dentro una determinata cultura, perch\u00e9 pervasa da molteplici espressioni culturali e diventa fonte di ricchezza per l\u2019uomo di ogni tempo; a maggior ragione per l\u2019uomo contemporaneo, troppo distratto dal mondo virtuale racchiuso nel palmo di una mano, ma poco attento o forse poco disposto alle relazioni concrete.<br \/>\nL\u2019uomo di questo tempo storico, infatti, viene quotidianamente sommerso dalla valanga di informazioni che arrivano da ogni parte del pianeta, mentre i contenuti importanti sono soffocati da una non ben definita quantit\u00e0 di informazioni futili, se non addirittura dannose. Proprio da qui nasce l\u2019esigenza di veicolare ancora una volta un messaggio forte, stavolta per\u00f2 lasciando parlare l\u2019arte.<br \/>\nIn una terra come la Sicilia che possiamo definire <em>bedda<\/em>, cio\u00e8 ricca di storia, cultura e arte, ma anche <em>marturiata<\/em> perch\u00e9 spesso teatro di tragedie umane sotto diversi punti di vista, si colloca lo sguardo attento di Giovanni Iudice, che coglie uno dei drammi della nostra contemporaneit\u00e0, trasformandolo in arte pittorica.<br \/>\nLa precisione dell\u2019immagine cos\u00ec realistica da sembrare fotografica non rappresenta solamente l\u2019estro dell\u2019artista, ma comunica un forte messaggio, capace di porre domande a coloro che osservano con occhio attento i migranti clandestini della collezione lannaccone, esposta a Caltagirone presso il Museo diocesano, dopo l\u2019allestimento fiorentino.<br \/>\nSappiamo bene come l\u2019immagine oggi sia diventata uno dei principali mezzi di comunicazione, che per la sua immediatezza spesso dice molto pi\u00f9 delle parole: catturare e immagazzinare immagini \u00e8 dunque la <em>via brevis<\/em> per cominciare uno dei possibili percorsi di conoscenza. Il sottotitolo di questa riflessione denuncia infatti che il \u201cguardare fuori\u201d \u00e8 il primo approccio per scoprire che \u00e8 necessario \u201cvedere dentro\u201d, confrontandosi con il silenzio pi\u00f9 che eloquente delle opere di Iudice.<br \/>\nAvere occhi in grado di guardare per raccogliere il dato non implica per\u00f2 necessariamente un effetto performante. La mostra pertanto pu\u00f2 diventare l\u2019occasione per regalarsi del tempo, per stoppare la frenesia dei ritmi quotidiani e lasciarsi arricchire dalla forza comunicativa delle opere esposte. Guardare per vedere \u00e8 il binomio per relazionarsi con chi ti passa accanto e comprendere quanto non si \u00e8 dissimili da chi ha lasciato tutto alla ricerca dell\u2019ignoto.<br \/>\nI dipinti esposti si configurano perci\u00f2 come finestre aperte sul dramma dell\u2019uomo contemporaneo, che portano l\u2019osservatore a vedere dentro di s\u00e9, a vivere intimamente il dramma umano, a scoprire e attivare le potenzialit\u00e0 nascoste nelle pieghe del suo essere \u201cuomo-accanto\u201d all\u2019uomo del nostro tempo.<br \/>\nAll\u2019interno della suggestiva Cappella neogotica del Museo, la forza comunicativa delle opere viene supportata da un allestimento che fa entrare quasi concretamente nel dramma dei migranti, anche attraverso un\u2019ambientazione simbolica del \u201cbarcone\u201d, in cui le opere sembrano quasi gli obl\u00f2 di una nave<br \/>\nstracolma di clandestini. Altrettanto intenso \u00e8 anche il significato ecclesiologico della nave ancora molto attuale: la Chiesa, infatti, fin dai primi secoli della cristianit\u00e0 viene associata a una grande nave, che trasporta uomini di provenienza molto diversa, nel suo viaggio in contro all\u2019Eterno attraverso un mare tempestoso.<br \/>\nMentre al suo esterno un\u2019imponente e spigolosa istallazione contemporanea sembra prendere vita attraverso la proiezione di immagini simboliche e suggestive; al suo interno diventa \u201cluogo\u201d interattivo in cui \u00e8 possibile \u201ctoccare\u201d con mano l\u2019esperienza della traversata mediterranea: la fisicit\u00e0 degli oggetti, i suoni, le luci fanno di fatti intraprendere un viaggio introspettivo, alla scoperta di nuovi orizzonti possibili di solidariet\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Fabio Raimondi<br \/>\nin catalogo mostra : il rumore del mare.<br \/>\nDiocesi di Caltagirone, 2017<\/p>\n<p>Camillo Langone<\/p>\n<p>\u2026Sono contento di aver fatto arrivare l\u2019ultimo clamoroso quadro di Giovanni Iudice, oggi, sulle pagine del Foglio. Giovanni Iudice, E\u2019 quasi sera. Olio su tela, 170&#215;120 cm, 2021. Collezione Nicola Volpi, Milano.<br \/>\nQuando la toponomastica non era devastata dalla politica Porta Garibaldi si chiamava Porta Comasina, siccome portava a Como. Oggi, per il Maestro di Gela mai cos\u00ec visionario, anzich\u00e9 al lago conduce al mare: altro dettaglio che fa pensare. Giovanni Iudice, E\u2019 quasi sera Chiara Ferragni \u00e8 molto pi\u00f9 bella di King Kong, in compenso la Torre Unicredit \u00e8 molto pi\u00f9 brutta dell\u2019Empire State Building. Giovanni Iudice, E\u2019 quasi sera.<br \/>\nFederico Zeri, sebbene specialista di arte antica, arriv\u00f2 alla convinzione che ci fosse \u201cpi\u00f9 pensiero in un centimetro quadrato dei pittori del nostro secolo che nelle grandi opere del passato\u201d. E non aveva visto questo quadro!<\/p>\n<p>Su IlFoglio , 12.06.2021[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]il rumore del mare.[\/vc_column_text][vc_column_text]Cosa fa dell\u2019uomo di ogni tempo un homo viator? Cosa spinge cio\u00e8 l\u2019essere umano a muoversi dal luogo in cui si trova per raggiungerne un\u2019altro? Tante possibili risposte potrebbero essere date a questa domanda, che in realt\u00e0 altro non \u00e8 se non una domanda di senso. 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